POVERO, PICCOLO, SACCHETTO ABBANDONATO

Post Scritto in Ambiente ed Ecologia - da stonestein il giovedì, febbraio 28th, 2013 - letto 1939 volte - Commenta per Primo

Sono un pendolare.

Ogni giorno 35 km andare e 35 km tornare. Casa, Milano e viceversa. Potrei scrivere un romanzo sulla pochezza di tante persone che popolano le strade e che incontro nel quotidiano peregrinare su quella striscia di asfalto. Questa volta vorrei soffermarmi su un particolare comportamento che mi urta parecchio, che esula da una logica di civile “esser cittadino del mondo”. Immondizia. Sacchetti di immondizia gettati sul lato della strada. Sacchetti bianchi, gialli, rossi, azzurri, un arcobaleno di maleducazione ed arrogante ignoranza, sacchetti marchiati dai nomi dei più blasonati supermercati, ipermercati, spacci aziendali e via discorrendo, sacchetti che fanno bella mostra di se stessi, gonfi e tronfi del loro contenuto, avanzo della gozzoviglia consumistica, del delirio dell’usa e getta a tutti i costi, apoteosi del non riciclo, inno all’inciviltà di innominabili cialtroni e cultori del Nimby, Not In My Back Yard (non nel mio cortile).

Immondizia_Palermo_02Già, perché essere civili e rispettosi dell’ambiente e del bene comune, costa fatica, riciclare, dividere per tipologia i nostri “pattumi”, utilizzare le isole ecologiche, costa fatica, fa venire i calli alle mani e stanca i pochi neuroni cui dispongono questi personaggi che insozzano e deturpano anche il mio di ambiente.

Quando  incrocio questi sacchetti, mi si visualizza la scena, quasi fosse un film con contorni un’ po’ sfocati,

dove lei, la massaia corre verso l’auto del “maritino” che sta partendo per la sua crociata verso il posto di lavoro, lei,  la massaia con il suo bel multicolore sacchetto che glielo porge, e avvolta da un alone di amorevole e stucchevole  manfrina gli cinguetta: “Caro, a questo ci pensi tu come al solito?”.

E questo solito si trasforma in un vandalico “gettar dal finestrino” dell’oggetto ingombrante e pure un’ po’ puzzolente, il prima possibile, prima che qualche liquame possa fuoriuscire o filtrare da una lesione dello stesso contenitore, magari al momento invisibile, ma sempre in agguato, che potrebbe insozzare il candore dell’abitacolo accuratamente lindo e profumato.

Il prima possibile, ovviamente alla guisa dei più innominabili peccatori, lontano da occhi indiscreti.

La mia fantasia corre allora alla ricerca di metodi per colpire l’incivile soggetto, e m’immagino telecamere sparse sul territorio a controllo ed alla caccia di mariuoli colti con le mani nel “sacchetto”, e colpirli con multe bibliche e gogne mediatiche su quotidiani a tiratura nazionale…

Alcuni giorni fa, sentivo per radio, che in un comune del Trentino Alto Adige, (non chiedetemi quale che non ricordo)  che per ovviare a questi poco edificanti episodi, hanno allestito una Task Force di addetti che, trovato il corpo del reato, lo aprono e lo sezionano alla ricerca di una qualche traccia che possa portare all’autore del gesto, uno scontrino, una busta, una qualsiasi cosa che ne permetta l’identificazione. E poi, colpire duro, una bella sanzione che faccia passar la voglia di reiterare l’azione per il prossimo millennio.

Ma in generale, a chi volete possa interessare un misero, povero, solitario sacchetto adagiato sul bordo della strada?

Ma basterebbe così poco, veramente poco.

Concludendo, mi chiedo, ma quanti zozzoni ci sono in giro? A freddo però penso che ne basta uno, uno solo, che ogni giorno agisca, basta una volta al dì, che in un anno si accumulano ai bordi della sua strada ben 365 di questi sacchetti di plastica, basta uno solo che regga il vessillo dell’inciviltà per rovinare quanti invece con coscienza e rispetto per gli altri, ma in “primis” per il rispetto di se stessi, agiscono come dovrebbe agire un essere dotato di intelligenza ed amore per l’ambiente dove vive.



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